interview Sakis Lalas & Raffaella Fiore about photography and makeUp

 

Tutti i consigli per fare dell’immagine il proprio mestiere!

Sakis Lalas, fotografo greco nato a Salonicco, vive a Milano con sua moglie. Raffella Fiore, make-up artist nata a Bari, vive a Milano e il marito non lo cerca affatto! Ecco i nostri protagonisti del terzo incontro con il mondo del talento e della creatività che trae spunto dal progetto di Sisal e Vogue Italia “Vogue’s Game” inspired by Win for Life. Molti di voi si stanno sfidando nelle 3 categorie dell’App game gratuita, Shopping, Educational e Creation per poter vincere un buono shopping con una personal shopper a disposizione, una borsa di studio e il finanziamento per un proprio progetto creativo! Insomma, forza con la competitività che manca poco…e molti consigli da Storyboard su come alimentare il proprio talento:  nella prima tappa avevamo incontrato il Sig. Elio Fiorucci il maestro funky della moda, design e creatività, poi è stata la volta di “EulaliaB”, giovane fashion designer che ha la capacità di fare dell’invisibile materia, forma e colore, ed eccoci con il terzo appuntamento!

Sakis, Raffaella quali sono stati i vostri percorsi per diventare professionisti nel vostro settore?

S: Sono nato con la passione del disegno, volevo diventare un fumettista, ho conosciuto poi la fotografia a 18 anni circa, e dopo aver fatto il servizio militare, a 21 anni ho aperto con mio fratello un piccolo studio fotografico. Ci occupavamo di fotografia pubblicitaria, moda e ritratti per l’editoria. A 26 anni ho avuto l’idea di venire a Milano. Mia moglie è italiana, voleva rimanere in Grecia, ma io volevo venire a Milano per avere una base operativa. Quando sono venuto a Milano ho collaborato per varie testate greche di moda tipo Vogue, Glamour, Esquire. Dopo 2 anni ho iniziato a collaborare per varie testate straniere tra cui: Sten, Financial Times tedesco, Marie Claire Taiwan…per l’Italia collaboro anche con Style del Corriere della Sera, Gente, Gioia, e Cosmopolitan.

R: La mia passione invece è nata quando ero bambina, mi piaceva giocare con i trucchi di mia mamma come tutte le bambine! Rimanevo incantata a guardare mia madre o mia sorella quando si truccavano. Ma la cosa che mi affascinava di più era proprio il colore, vedere il colore attraverso un disegno per me era fondamentale.

Quale il colore che ti rappresenta di più?

R: Il rosso, il rosso cardinale.

Proseguendo con la tua domanda precedente, posso dire che il mio percorso è stato un po’ voluto e un po’ accidentale: ho frequentato la scuola d’arte, ho lavorato come decoratrice e scenografa e mi sono innamorata del bodypainting proprio per l’amore che ho per il colore. Da lì ho avuto occasione 10 anni fa di poter frequentare la scuola di trucco. Sono innamorata della moda, mi piace molto il trucco fotografico, faccio tv e dedico del tempo alla formazione. I miei vocaboli preferiti sono fashion e beauty.

Sakis quindi, come si arriva a livelli così alti nella propria professione?

S: Non c’è una ricetta segreta per fare il professionista. Il mio percorso non è mai stato casuale, io volevo fare il professionista, volevo guadagnare dal mio lavoro e non ho mai lavorato gratis. Come ho fatto? Ci sono delle riviste per cui ho cercato di avere un appuntamento per 10 anni. Quando vedo una rivista che mi piace, chiamo e cerco di avere un appuntamento e vado a mie spese anche all’estero. Il mio consiglio è quello di avere pazienza, chiamare ed insistere. Bisogna studiarsi la rivista a cui si vuole proporre la propria professionalità e portare un portfolio. Se vedi che sei vicino al livello e agli standard della rivista allora va bene proporsi, se non sei pronto meglio aspettare e creare un portfolio per poi incominciare  ad insistere.

Raffaella quali sono i trucchi per diventare una brava makeup-artist?

R: la pazienza, la curiosità, la creatività e la tecnica.

E per essere un bravo fotografo Sakis quali sono le 3 regole d’oro?

S: La prima: non ci sono regole. La seconda: bisogna fare una ricerca artistica, andare a vedere mostre, leggere libri, seguire un fotografo preferito, andare a teatro e al cinema. Io ho la mia collezione di dvd e di libri di fotografia a casa.  La terza: avere una ricerca tecnica, conoscere bene i mezzi e investire soldi sull’equipaggiamento.

Saki quale giudichi la tua foto migliore?

S: La foto che mi piace di più è quella che ho usato in copertina per una mostra che ho  fatto l’anno scorso, Italians, con vari ritratti di personaggi italiani.  La foto di cui parlo è quella in b/n di Roberto Cavalli, con il sigaro in mano.  A proposito di Cavalli ho un aneddoto divertente da raccontare: quando ho fatto un secondo servizio per un giornale americano molto famoso Women’s Wear Daily, ricordo che la giornalista gli chiese se fosse un buon padre e lui ha chiamò sua figlia al telefono per farla rispondere.

Divertente risposta, ti sono successe altre cose bizzarre sul set?

S: Un altro aneddoto interessante che posso raccontare è quando ho fatto un servizio a Elio Fiorucci che addirittura ha trasportato le mie attrezzature, i miei flash, cercavo di fermarlo ma lui mi ha aiutato come se fosse il mio assistente. Un uomo geniale ma con grande umiltà!

Tornando alle foto, qual è la tua foto che puoi considerare “peggiore” invece?

S: Non so se è una foto peggiore, ma è un ritratto a Mario Monti, mi hanno dato solo 5 minuti per fargliela prima di una conferenza stampa e in più c’era la sicurezza che presidiava la zona. Ho dovuto creare un set fotografico improvvisato, è uscito qualcosa ma non era quello che avevo in testa.

Raffaella qual è stato il tuo lavoro più importante?

R: Ne ho fatti tanti di lavori importanti e che mi hanno dato visibilità, lavoro molto in televisione ed ho lavorato con personaggi di spicco dello star-sytem come Susan Sarandon, Filippo Timi, Eva Herzigova, Pier Francesco Favino, Alessandro Cattelan, Francesca Senette, Andy dei Bluvertigo e molti altri… Ma quello che mi ha emozionato di più è sicuramente il progetto per le Olimpiadi di Torino perché ho lavorato con persone che ammiravo personalmente e di cui non avevo grandi aspettative estetiche.

Il tuo lavoro lo puoi definire come la costruzione di una maschera o formulazione di un dipinto?

R: Sicuramente la formulazione di un dipinto: prima bisogna capire i volumi del viso della persona che hai davanti, poi è necessario essere un po’ psicologi e comprendere il soggetto perché non entri sulla difensiva. Infine come la tavolozza di un pittore, uso la mano. Il pennello principale sono i nostri polpastrelli e la pelle ha il potere di riscaldare la texture.

A proposito di pittura, riusciresti a dare un colore ad ogni parte del volto umano?

R: Si, direi blu cobalto per gli occhi. Sono lo specchio dell’anima e negli occhi di una persona mentre la trucchi puoi leggere molte cose. La Bocca: il rosso. Le Guance: il Rosa naturale. La Fronte: il Verde perché è la parte più alta del nostro viso, lo rapportiamo al cervello e anche perché il verde è il colore del nutrimento. Il Mento: non saprei, mentre gli Orecchi: giallo perché è una parte divertente del nostro viso.

Sakis con gli occhi…completa la frase…

S: Con gli occhi si osserva, si osserva di tutto, io sono fissato con il sole attorno a cui ruota tutto e che fa vivere questo pianeta. Sono appassionato di bussole, come questa sul mio orologio perché  quando fai il fotografo, combatti sempre contro il sole, quindi devo sempre sapere dov’è il sole. Quando c’è luce o quando non c’è luce. Mi piace osservare con gli occhi e grazie alla luce del sole riesco ad osservare meglio.

Cosa ti piace osservare in particolare?

S: Il mio punto di forza è il ritratto, anche se faccio moda, still life, interni etc. Non ho fatto molto reportage perché non voglio raccontare le cose peggiori che accadono nel mondo. La cosa che mi entusiasma del ritratto è che ogni giorno è diverso.  I ritratti ti permettono di farti conoscere volti di persone famose ma anche di persone normali e quindi di poter fotografare la vita reale. Nel ritratto c’è la storia di una persona e con il ritratto cerco di raccontare la loro storia. Per arrivare a trasmettere quella magia, mi studio bene il personaggio, faccio delle ricerche e capisco quali sono i suoi interessi così riesco a rilassarlo durante il servizio. Quando vado in una location super perfetta di persone super ricche e tutto è perfetto, mi blocco, invece nelle peggiori condizioni, in una stanza vuota riesco a dare il meglio. Ci sono dei giorni che sono soddisfatto ma ci sono dei giorni invece che qualcosa non va. Cerco sempre di stampare delle foto di fotografi che mi piacciono o a cui voglio avvicinarmi e porto con me qualche libro fotografico. Così quando ho delle difficoltà me li guardo.

Raffaella, Sakis, per voi è più importante la tecnica o il talento?

R: In parte si nasce con il talento ma la tecnica nutre il talento così come la curiosità. Un’idea di trucco e un progetto nasce dai propri hobby e dalle proprie passioni, io ho passione per il cinema, la fotografia e l’arte figurativa in generale.

S: Tecnica e talento ti possono portare ad avere risultati molto buoni, bisogna coltivare queste due cose insieme, non solo una e si potranno avere delle foto di un certo livello!

Come il 2.0 sta cambiando il vostro mondo professionale?

R: La rete può dare una visibilità enorme, e finalmente si ha una maggiore concezione della figura del make-up artist, dall’altro lato tutti pensano di essere make-up artist. Alcuni beauty blog sono meravigliosi, fatti da gente del settore e sono molto utili anche a me per le novità dei prodotti. I tutorial invece li vedo e non li vedo. Sono curiosa e li guardo perché faccio i corsi e mi devo rendere conto delle proposte web ma non li reputo molto funzionali. Se dovessi farne uno io, lo farei sul face-painting. Infine utilizzo i social, come Facebook, Linkedin, Pinterest ma anche nuovi networking comunity come  “behance” e fashionple  che permettono di avere una bella panoramica a livello internazionale. Comunque ho anche io un blog che uso più che altro come vetrina per i miei lavori.

S: Oggi con il web e il digitale è più facile fare delle foto, la fotografia sta attraversando un buon periodo e parlo in generale. Tutti fanno delle foto, con i cellulari con le macchine fotografiche ma questo non significa che è un buon periodo per i professionisti. Bisogna specializzarsi, tirare fuori la propria creatività e affinare la propria tecnica personale. I social network legati alle foto, possono essere utili e divertenti strumenti, li uso anche io ma non sono strumenti per portare i clienti. Si deve stare attenti a questa rivoluzione che serve a promuovere la fotografia in generale ma non necessariamente il proprio lavoro. Per il mio lavoro anche io uso come biglietto da visita il mio sito www.sakislalas.com. Non devi essere professionista per forza per essere bravo, però il professionista è colui che sceglie di vivere di questo mestiere, è diverso.

Sisal e Vogue hanno appena avviato un quiz che promuove il talento attraverso una rendita di 10.000 euro, quanto secondo te è importante finanziare progetti creativi e in che forma?

R: oggi è fondamentale  riuscire a dare una mano ai giovani e ai loro progetti. Perché nei momenti di crisi la creatività ci fa respirare. Io credo che alla base ci debba essere la formazione, quindi  si deve incentivare la formazione. Perché fuori “è un mondo difficile” come diceva qualcuno.

S: È sicuramente importante finanziare progetti creativi così come quelli legati alla ricerca e alla tecnologia.. Bisogna credere sempre di più nelle idee che possono cambiare il mondo.

Che consiglio daresti quindi ad un giovane che vuole intraprendere il vostro percorso?

S: Fotografia non è solo scattare è raccontare una storia, raccontare qualcosa. Il mio consiglio è di approfondire cos’è la fotografia. Anche con un cellulare puoi scattare foto di qualità, non c’è bisogno di una reflex. Ma devi capire cosa significa una foto o comprendere i grandi autori… Un corso è sicuramente utile ma o ce l’hai dentro quel talento o non ce l’hai. Poi bisogna anche essere bravi a sapersi vendere e vendere le proprie foto, non è solo arte.

R: Io viaggerei, viaggiare apre la mente, fa conoscere e dà nuovi spunti e nuove idee. Bisogna avere più maestri nella vita non ci si può accontentare di uno solo. E se fossi uscita da un corso di formazione viaggerei lo stesso, comunque.

Il talento quindi è una scintilla che innesca qualcosa ma si deve accompagnare con la  tecnica e la giusta dose di capacità manageriale e di pubbliche relazioni… senza scoraggiarsi, come dice Sakis Lalas: “Everything is Possible”. Quindi giovani, trovate tutti i modi per mettere in mostra il vostro talento…noi intanto andiamo sulla pagine del “Vogue’s Game” inspired by Win for Life per ambire ai favolosi premi, in attesa di incontrare un ultimo e atteso ospite…e voi?

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